Il negoziato tra Unione europea e Stati Uniti in merito al Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip)

L’Unione europea (Ue) ha deciso di declassificare e quindi rendere pubblico il documento in cui sono contenute le linee guida per il suo mandato a negoziare con gli Stati Uniti il Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip). Questa scelta è stata determinata dalle pressioni della c.d. società civile, in particolare di alcune associazioni e organizzazioni non governative, che avevano reclamato maggiore trasparenza. I punti salienti del documento riguardano il fatto che l’Ue non sembrerebbe intenzionata ad includere nell’accordo il settore audiovisivo (così accogliendo le istanze francesi volte a tutelare la propria industria culturale), mentre si chiede l’apertura del mercato statunitense degli appalti pubblici. Punto nodale è anche il riferimento all’arbitrato internazionale Stato-imprese (il cosiddetto Isds, Investor-to-State Dispute Settlement), in virtù del quale gli investitori potranno citare in giudizio i Paesi ospiti presso corti arbitrali internazionali. Questo procedimento viene ritenuto (soprattutto in Germania) eccessivamente favorevole per le imprese multinazionali nei confronti degli Stati. Le rimostranze dell’Esecutivo tedesco contro la sua introduzione nel Ttip sono state vane: la Commissione europea ha ribattuto che il mandato negoziale glielo consente. In effetti, meccanismi simili all’Isds sono stati inclusi in molti accordi commerciali del passato, inclusi quelli negoziati dalla Ue. Il tema è diventato molto “caldo” dopo che il gruppo svedese Vattenfall ha citato in giudizio il Governo tedesco davanti all’Icsid (l’International Centre for Settlement of Investment Disputes) per la decisione di abbandonare l’energia nucleare. La pubblicazione del documento relativo al mandato negoziale dell’Ue ha riacceso il dibattito sul Ttip, accordo in verità già oggetto di contestazioni fin dall’inizio dei negoziati, nel giugno 2013. Da un lato, infatti, alcune organizzazioni non governative ritengono che questo accordo abbassi gli standard in materia di tutela del lavoro, dell’ambiente e della sicurezza alimentare in vigore nell’Ue; dall’altro, i suoi promotori (gli esecutivi dei Paesi Ue e le organizzazioni imprenditoriali) ne sottolineano il ruolo catalizzatore per la ripresa economica, attraverso l’abbattimento delle barriere tariffarie (e non solo) e la riduzione delle procedure burocratiche.